Trieste

Trieste. Bella e intrigante.

Trieste.

Torno a Trieste dopo molti anni, sicuramente troppi.

Quando ero più giovane ci passavo ogni tanto. Ci passavo (via), come tappa intermedia, spesso forzata e inevitabile, andando in vacanza in Iugoslavia. Una delle mie mete preferite di allora. Viaggiavo quasi sempre in moto ( una BMW con più esperienza di me sulle ruote ) o altre volte, con la mia mitica Dyane giallo canarino. In entrambi i casi, venendo da Roma, Trieste risultava la sosta quasi obbligata. Per la mia schiena e per le mie 2/4 ruote. In entrambi i casi il mio bagaglio era una tenda canadese (superleggera), un saccoapelo, una lenza tipo bolentino (la sopressata di nonna Olga faceva sia da esca che da rifocillamento d’emergenza) ed una graticola. E la voglia di libertà, di avventura, di spiagge deserte. E di amore.

Di “quella” Trieste ho pochi e sbiaditi ricordi. E le canzoni di Lelio Luttazzi.

Per tutta una serie di motivi, che come spesso succede, uniscono il razionale e l’irrazionale, il caso e le circostanze, la curiosità e l’imprevisto, decido di trascorrere 5 giorni, pieni, dedicati a questa città.

Arrivo in treno. Sono quasi le 10 di sera…

Trieste

Elegante e discreta.

Scopro una città meravigliosa. Che non mi aspettavo. Elegante, discreta e tranquilla. Sicuramente una delle più belle città d’Italia e non solo.

Un concentrato di tutto quello che vorresti desiderare da una città.

Il mare, una baia bellissima e tranquilla; fa caldo, il mare è piatto e la Bora è solo un ricordo di qualche telegiornale invernale.

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A chiudere la baia, il bellissimo Castello di Miramare da una parte e i primi paesini istriani dall’altra. E ancora più giù l’altrettanto bel Castello di Duino.

La collina, prima, con il colle San Giusto e poi subito la montagna, con il Carso.

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La città vecchia, con le calli strette, vivaci, sopratutto la sera, ma mai caotiche.

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Il Canal Grande con i giochi di riflessi e trasparenze dei bei palazzi che vi si affacciano.

Trieste

Vivace ma assolutamente mai turistica. Sempre e ovunque autentica.

La voglia di girarla con calma, senza un itinerario preciso, passeggiando tra le viuzze e con il mare che si fa intravedere di tanto in tanto.

L’imponente Piazza dell’Unità d’Italia con lo storico Caffè degli Specchi dove la sera puoi sederti a goderti la leggera brezza che arriva dal mare o, come è capitato a me, ascoltare qualche delizia lirica del repertorio dell’Orchestra e coro della fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi di Trieste” (The e pasticcino, 4.50 euro…).

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L’adiacente raffinata Piazza della Borsa. E poi ancora, celato tra i palazzi, dove meno te lo aspetti, il Teatro Romano.

Trieste

E, soprattutto, un’area pedonale enorme, che comprende praticamente tutto il centro.

Mangiare a Trieste.

Trieste

Amo mangiare. Quanto cucinare. In ogni viaggio cerco lo “spirito” del posto attraverso il cibo. E  mi faccio guidare dall’ormai inevitabile selezione delle innumerevoli guide, filtrata però in modo  inesorabile dall’istinto o “fiuto” che dir si voglia.

A Trieste, in questi giorni, cosa più unica che rara, ho sempre mangiato benissimo. Ho ritrovato sapori “vicini” alla mia infanzia veneta, ai piatti (soprattutto quelli di pesce) cucinati da mia nonna Olga; le sarde (che quì chiamano sardoni) ed il baccalà prima di tutto. Sono stati il mio filo conduttore, culinario.

In ordine un pò sparso…

Pranzo veloce, “on the road”, al centro, in via Cavana, da SaluMare. Crostini (o crostoni..non ricordo) con baccalà mantecato e salmome affumicato (da loro). Poi ancora baccalà, in umido. Tutto buonissimo e freschissimo. Inizio a sperimentare la cordialità, a 360° dei triestini. Calice di Tocai, gelato.

Trieste

Cena all’Osteria da Marino, piccola, un pò buia, molto intima. Inizio con un fricò di patate per continuare con un ottimo filetto al burro alle erbe, accompagnato da un mini fricò (variante con pancetta) e insalata tiepida alla soia. Buon calice di Merlot. Anche il fricò di patate è un piatto, povero, della mia infanzia; mia nonna lo faceva lentamente, molto lentamente, morbido all’interno e croccante in superficie.

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Seconda cena, all’Osteria Istriano. Sul lungomare, non lontano dall’albergo. Personale gentilissimo, come sempre, cena stupenda. Inizio con un crostino di baccalà mantecato, cappesante al gratin e sarde in savor (cappesante..con 2 P e savor invece di saor..). Adoro il baccalà e quando c’è in menù lo prendo sempre. Questo è più delicato del primo assaggiato, più “schiumoso”; le sarde son fatte con cipolla di Tropea, una variante delicata. Entrambi ottimi. Continuo con un piatto di sardoni impanati e fritti (uno dei piatti “della casa”) e coda di rospo alla griglia. Meglio delle aspettative.

Il terzo giorno andiamo a Muggia. Pranzo all’Ittiturismo La Terrazza. Posto semplice in posizione fantastica, sul porticciolo del paese. Antipasto, tanto per cambiare, di sarde in savor; ricetta “classica”, come faceva nonna Olga, senza risparmio di cipolla…, ottime! Secondo di sarde in graticola. Non proprio un piatto da nouvelle cousine…porzione da 39 sarde!

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Spuntino pomeridiano in una tipica Osmiza vicino al castello di Ruino. Classico piatto misto di prodotti locali. Con calice di vino della casa, gelato.
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Altra cena, da Siora Rosa nella deliziosa e centrale Piazza Hortis. Buffet tipico triestino (serviti). Dopo un crostone con baccalà mantecato ultra classico e molto saporito vado su piatto di prosciutto cotto caldo con senape e molto kren (rafano) grattuggiato sopra, piccante e pungente come lo faceva mia zia Roma (che nell’orto accudiva una decina di piante dalle foglie particolarmente sgraziate e dalle radici bianche e piccantissime).

 

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Pranzo prima del rientro a Roma, da Angelina, proprio dietro l’albergo. Personale molto simpatico, atmosfera informale ma molto curata. Inizio con un antipasto misto della casa, caldo e freddo, di pesce (è un’opzione che generalmente scarto, perchè amo concentrarmi su singoli sapori), molto buono e ben presentato (rimango della mia idea sui multi assaggi..) e finisco con un ottimo e freschissimo fritto misto.

I bar di Trieste.

Belli, antichi, pieni di storia e quasi tutti pieni di libri ( da quelli “storici” fino ai baretti più piccoli e spesso senza alcuna insegna ), spesso da essere confusi per vere e proprie sale di lettura. Il relax allo stato puro.

Trieste

Bar degli specchi. Centralissimo, a Piazza dell’unità d’Italia. Enorme ed elegante. Fa caldo, il bar si “sposta” all’aperto (ma è d’bbligo un giro panoramico ai bellissimi interni). Piccola titubanza a sedermi pensando quanto mi hanno chiesto per un caffè a Piazza San Marco a Venezia… Stupore per il conto, inferiore a molti baretti di periferia di Roma..

Pirona. Stento a trovarlo. E’ piccolo, semplice e molto mimetizzato. In una piazzetta affollata. Ci faceva colazione Joyce e si fermava a scrivere. Autentico. Mi piace molto. Sicuramente non alla moda. Un signora minuta e gentile mi serve un caffè e un fagottino alla marmellata di ciliege. Una pasta frolla da sogno.

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Caffè San Marco. Elegantissimo. Stile belle époque. Tutto legno e marmo e specchi, continua in una piccola e altrettanto elegante libreria.

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L’Hotel Savoia Excelsior Palace

A dispetto di quando molti anni fa passando da Trieste, cercavo un campeggio economico non troppo lontano dal centro dove montare la mia piccola tenda, questa volta prenoto questo bellissimo e centralissimo albergo sulle rive del Mandracchio. Riesco a spuntare un prezzo stracciato e alloggio in una bellissima suite, la 461, fronte mare. Tutto stupendo, a pochi metri da Piazza Unità d’Italia, di fronte alla stazione marittima dove partono i traghetti per il Castello di Miramare e per Muggia. Sicuramente il miglior posto per alloggiare a Trieste (potendoselo permettere). Pulito, raffinato, camera (camere..) bellissima, colazione sontuosa, sala lettura da “set cinematografico”, personale gentilissimo e posizione “pazzesca”. Per una volta.., soldi ben spesi. Ci tornerò. Con la bora.

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Il tram di Opicina.

Trieste

Difficile da descrivere. Un’esperienza bellissima. Nulla da inviare ai tram di San Francisco, sia come fascino delle antiche carrozze, che come “ripidità” del tragitto che come bellezza dei paesaggi. 4-5 chilometri che dal centro della città portano, arrampicandosi piano piano, fino al paesino di Opicina, sul Carso a ben 330 metri sul mare. Tutto autentico, non turistico (se non per qualche sparuto e raffinato “turista”). Consiglio di fare tutto il percorso, fino al capolinea, con una breve sosta intermedia per ammirare il paesaggio, all'”Obelisco”.

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Due gite fuori porta: Muggia e i castelli di Duino e di Miramare.

Muggia è un paesino tranquillo, delizioso e pittoresco, che raggiungo in mezzora di traghetto. Per fortuna ancora sfuggito al turismo di massa (chissà ancora per quanto). Un porticciolo di pescatori, piccolissimo, ben riparato, fino a incunearsi dietro la chiesa. Una bella piazza, Piazza Marconi con il Duomo. Mi “sincronizzo” casualmente con un matrimonio. Tutto attorno un reticolo di strette calli. Una delizia. Sulla collina, un bel castello, privato e non visitabile.

Muggia

 

Castello di Miramare.  Ci arrivo con il traghetto in poco più di mezzora. Il mare è piatto. Un modo perfetto per ammirare il bellissimo golfo. L’arrivo al piccolo porticciolo di Grignano, poche decine di metri superato il castello, è da cartolina.

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Il castello è bellissimo, sia visto dal mare che all’interno. Tutto attorno un bellissimo parco. Fa caldo. Torno a Trieste con l’autobus seguendo il lungomare e superando la frazione balneare di Barcola. Arrivato a Piazza Oberdan decido di prendere l’autobus 44 per Duino. Fa un percorso interno, ci mette circa un’ora. E’ affollato di e scomodo. Vale la pena. Si vedono paesini e paesaggi rurali inediti. Il Castello di Duino è altrettanto bello di quello di Miramare. Belle le collezioni di strumenti musicali. Panorama fantastico. Non ci sono turisti (il castello è da pochi anni aperto al pubblico). Torno a Trieste con l’autobus che segue la costa e in mezzora sono di nuovo in centro

.Ruino    Ruino

 

Tornerò. Presto. Con la bora.

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